Chiamata alla pace 2026
Via Crucis davanti all’Arena
Si è tenuta nella mattinata di lunedì 30 marzo la conferenza stampa di presentazione della Via Crucis che si terrà davanti all’Arena il Venerdì Santo 3 Aprile alle ore 20:45.
La Diocesi di Verona in collaborazione con il Comune di Verona e la Fondazione Arena di Verona propone per venerdì 3 aprile alle 20.45 l’ormai tradizionale Via Crucis diocesana, denominata “Chiamata alla pace”.
La rappresentazione del Venerdì Santo 2026 vedrà, a differenza degli anni precedenti, il pubblico radunato in Piazza Bra e gli “arcovoli” superiori 12 e 13 dell’Anfiteatro a creare uno speciale palcoscenico dove saranno ospitati gli attori, i lettori e il vescovo di Verona, mons. Domenico Pompili per la presidenza e la riflessione conclusiva.
Una grande proiezione dell’immagine della Croce di San Damiano, icona bizantina del XII secolo, si staglierà sull’Arena.
Con gli occhi di Francesco
Giunto alla quarta edizione, l’evento quest’anno accompagnerà i partecipanti a guardare al Crocifisso e ai crocifissi, all’eterna sfida tra amore e odio, con gli occhi di San Francesco d’Assisi, di cui si ricorda l’ottocentesimo dalla morte in occasione del quale è stato indetto uno speciale anno giubilare (10 gennaio 2026 – 10 gennaio 2027).
Ha affermato il vescovo Domenico Pompili:
«Arena che per noi significa “Arena di pace” che è quasi un ossimoro perché l’Arena aveva inizialmente un contesto, per così dire, di combattimento, mentre pace dice qualcosa di assolutamente diverso. Non è solo il simbolo di questa città, ma diventa anche il simbolo di una provocazione, in questo tempo funestato dalle guerre in cui una certa narrazione tende ad essere sempre più disinvoltamente bellicista, quasi che non ci sia alternativa a questo stato di cose. L’Arena di pace, in questo caso la via Crucis, interpretata come “Chiamata alla pace” vuole essere una controtestimonianza e per questo l’invito è rivolto a tutti indistintamente, perché in questo momento storico particolare occorre alzare l’asticella dell’attenzione. Non dobbiamo lasciarci distrarre, ma riprendere da capo la testimonianza della pace che è un’opera; un’opera artigianale che nasce dal basso a differenza delle guerre che nascono sempre dall’alto e sono spesso circoscritte ad alcuni pochi uomini che fanno e decidono le sorti dell’umanità per i loro interessi».
