In attesa di Magnifica humanitas di Leone XIV
L’editoriale di Don Renzo Beghini
Che un po’ tutti oggi soffriamo di una domanda di senso lo dicono molti indicatori sociali, politici ed economici, soprattutto quelli che hanno a che fare con il futuro: dal tasso di natalità, ai matrimoni, dalle esigue forme di partecipazione anzitutto giovanile, fino agli investimenti.
Dopo la fine delle grandi narrazioni si respira un senso di disorientamento. O meglio, l’interrogativo circa il senso sembra rimosso dalla coscienza collettiva per esaurirsi in un compito puramente individuale. Il sospetto è che non ci sia un destino collettivo o un bene comune al quale corrispondere come comunità.
Il senso per usare un’immagine divertente, non galleggia come gli gnocchi cotti sulla superficie dell’acqua, ma è piuttosto una perla preziosa, nascosta nelle pieghe profonde del mare della nostra esistenza e richiede che ci tuffiamo e ci adoperiamo seriamente ad inverarlo.
Tuttavia di fronte alle sfide contemporanee non ci sono risposte individuali ma solo collettive: le disuguaglianze, i conflitti e la domanda di pace, l’accesso alle risorse naturali, il modello di sviluppo, l’intelligenza artificiale. Ed è proprio a quest’ultima che è rivolta la prima enciclica di papa Leone XIV, Magnifica humanitas, sul tema della «custodia della persona umana nel tempo dell’Intelligenza artificiale». L’enciclica verrà pubblicata il prossimo 25 maggio e reca la firma del Pontefice in data del 15 maggio, proprio nel 135° anniversario della promulgazione della enciclica Rerum Novarum.
Sebbene in alcuni ambienti le aspettative nei confronti della rivoluzione dell’intelligenza artificiale restino elevate, esse rimangono per ora in gran parte speculative, perché molte delle sue conseguenze concrete non saranno osservabili finché tale rivoluzione non si sarà effettivamente realizzata. In che misura l’IA cambierà il mondo? Introdurrà nuovi modelli di potere politico, sociale ed economico, oppure rafforzerà quelli precedenti? L’IA verrà programmata per affiancare e potenziare l’uomo o per sostituirlo? In che modo le autorità politiche governeranno tali cambiamenti, ammesso che lo facciano? Nessuno conosce le risposte a queste domande, e la comunità umana si trova in un momento di forte incertezza.
Tuttavia se l’«intelligenza artificiale generativa», per come noi la conosciamo, non è cosciente e non svilupperà autocoscienza, non significa che non possa essere sfidante. Essa richiede perciò una continua regolamentazione, che sarà un compito permanente di carattere etico, teologico e antropologico. Un discernimento che ha bisogno anche della guida del magistero ecclesiale.
La domanda di senso forma la consapevolezza che la realtà precede e supera l’idea (EG231). Non è l’uomo ad interrogare la vita ma è piuttosto la vita che interroga l’uomo sul senso della propria vita. Perché quelli che non cercano niente, non trovano niente. Se non hai domande, non troverai risposte. Se non hai sete, la sorgente d’acqua viva non ha alcun interesse. Dove non c’è il fastidio del buio, non si saluta il sole con un cantico di lode. Se non bussi, la porta non si apre. Se non ti aspetti niente, ogni novità sarà un disturbo, invece che una sorpresa, uno stupore che introduce alla gioia. In attesa di Magnifica humanitas di Leone XIV.
don Renzo Beghini
