Le Religioni e la Pace L'editoriale di don Renzo Beghini
“Pace a voi”
Sono le Parole con le quali Gesù incontra gli apostoli il giorno di Pasqua. Gesù Risorto è Sar shalòm, «Principe della Pace» (Is 9,5), è lui «la nostra pace», colui che ha abbattuto la barriera tra gli uomini e Dio, il muro d’inimicizia che era frammezzo (cf. Ef 2,14-16).
Al tradizionale discorso presso il corpo diplomatico della Santa Sede nel gennaio scorso, papa Leone disse che riscoprire il significato delle parole è forse una delle prime sfide del nostro tempo. Quando le parole perdono la loro aderenza alla realtà, la realtà stessa diventa opinabile, e in ultima istanza incomunicabile: tutto diviene giustificabile, non ci sono più buone ragioni e significati che tengono l’insieme. Si diventa come i ‘muti animali’, di cui parla Sant’Agostino, che sono costretti a rimanere insieme senza che nessuno di loro conosca la lingua dell’altro: «una grande affinità di natura non giova nulla per stabilire rapporti, al punto che un uomo sta più volentieri col proprio cane anziché con il proprio simile». Quando non ci sono più parole, il microfono passa alle armi. Si sente solo il sibilo spettrale del missile manovrato da un Joystick distante centinaia di chilometri.
La retorica della pace oggi rischia proprio questa evaporazione di senso. Il linguaggio non è più il mezzo privilegiato per conoscere e incontrare, ma, nelle pieghe dell’ambiguità semantica, diviene sempre più un’arma con la quale ingannare, colpire e offendere gli avversari. Il paradosso è che tutti vogliono la pace. Anche quelli che fanno la guerra desiderano la pace. Putin, il presidente Trump e i Pasdaran, Netanyahu e gli Hezbollah vogliono la pace. Ma la pace a misura loro. Quella che vogliono e stabiliscono loro.
A fronte delle fragili illusioni suscitate dalla libertà del mercato su cui dopo la seconda guerra mondiale, si pensava di poter costruire una pace duratura, a fronte del disallineamento dei processi sociali, istituzionali e del diritto internazionale, avvenuto per svuotamento e per omologazione, abbiamo bisogno di sorgenti di senso per ricostruire il significato della pace e accompagnare la soluzione nonviolenta dei conflitti. Abbiamo bisogno di luoghi e di tradizioni che curano e custodiscono la memoria della pace, della libertà e della giustizia nella città plurale e di tutti.
Il filosofo Jürgen Habermas, recentemente scomparso, nel contesto del suo pensiero sulla società postsecolare, riconosce le religioni come preziose riserve di senso insostituibili per la modernità. Si tratta di luoghi, tradizioni e comunità di credenti che contengono un’eccedenza semantica e un potenziale di significato che la sola razionalità secolare non riesce a generare completamente.
Le religioni esprimono la consapevolezza che esiste un’altra dimensione della pace e un’altra via per promuovere la pace, che non è il risultato di negoziati, compromessi politici o scambi economici. Ancora nel 1987 Carl Friedrich Weizsäcker propose un Concilio sul tema della pace tra le religioni. Un’idea forse da rispolverare.
Certo, le preghiere e le celebrazioni liturgiche sembrano piccola cosa di fronte al dispiegarsi delle logiche di potenza, eppure costituiscono un’eccedenza di energia spirituale e umana che salvaguarda il mondo dall’inquinamento della violenza e offrono una ispirazione e un sostegno ai costruttori di pace.
Nell’attuale contesto geopolitico, l’impegno dei credenti, delle chiese e delle religioni per la pace è quello di rimanere se stessi, ancorati a ciò che ci sostiene, e viverlo, annunciarlo e testimoniarlo senza paura e ipocrisia. La soluzione della vicenda del divieto al Card. Pizzaballa di poter celebrare nella Basilica del Santo Sepolcro di questi giorni, ne è un esempio.
L’impegno per la pace e la nonviolenza per i cristiani ha solo il Vangelo come riferimento. Come credenti saremo una presenza «interessante» nella misura in cui la nostra profezia sarà la nostra testimonianza quotidiana, perché in un contesto sociale e politico dove la violenza e il diritto di vendetta sembrano le sole parole possibili, noi continueremo ad affermare la via dell’incontro e del rispetto reciproco come l’unica capace di condurre alla pace.
don Renzo Beghini
