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Scuola di Pace e Nonviolenza 2026

Si è conclusa la Scuola di Pace e Nonviolenza 2026. 

Economia di Pace e Giustizia riparativa sono i temi che hanno caratterizzato i due moduli del percorso. Dopo lo scoppio della guerra in Ucraina, del febbraio 2022, la questione della difesa è tornata prepotentemente all’ordine del giorno. L’invasione russa ha rappresentato uno shock geopolitico che ha posto l’Europa di fronte a una domanda cruciale: come difendersi in un mondo in cui la forza sembra nuovamente imporsi come strumento di politica internazionale? La convinzione che la pace fosse un bene acquisito – garantito dall’allargamento dell’Unione, dall’economia liberale e dal legame transatlantico – si è incrinata improvvisamente.

Il riarmo in corso a livello mondiale ha la presunzione di garantire una maggiore sicurezza ai Paesi attraverso il meccanismo di deterrenza. In realtà, l’idea che ad arsenali più grandi segua una maggiore sicurezza non è affatto confermata. Anzi, una copiosa letteratura spiega come la corsa agli armamenti possa rendere intrinsecamente instabile la relazione fra popoli e nazioni come testimonia il conflitto in Iran. Una delle ragioni per cui gli Stati europei sono riusciti, negli ultimi ottant’anni, a mantenere regimi democratici stabili, è proprio la relativa debolezza delle loro forze armate. Dopo il 1945, la costruzione dell’Europa occidentale si è fondata anche sulla scelta di non militarizzare la società. Gli eserciti nazionali, pur esistendo, hanno avuto un ruolo limitato e strettamente subordinato al potere politico civile. Pensare di poter rafforzare la democrazia aumentando il potere delle armi è una contraddizione in termini.

Il secondo modulo si è concentrato sul tema della giustizia riparativa quale indirizzo e criterio con cui affrontare le ferite e i dolori profondi di vittime e autori di violenza. La giustizia dei tribunali si preoccupa in genere di stabilire chi ha ragione e chi torto. Il suo compito è punire il colpevole e riparare il danno subito dalla vittima. La funzione giudicante distribuisce pene e risarcimenti. E tutto si chiude lì. Con la giustizia riparativa invece, si apre un percorso fra persone, applicabile a qualunque conflitto, anche fuori dalla sfera penale. La prassi riparativa porta infatti, a considerare e a essere considerati degni di attenzione, attraverso un cammino di accompagnamento dentro la colpa di ciò che si è commesso e dentro il dolore di ciò che si è subito. Cercando di comporre i conflitti, invece di esasperarli. È un percorso non semplice, perché riporta alla luce il male commesso e subito. Un percorso che deve essere praticato, e praticato bene, anche perché la giustizia riparativa continua a non essere apprezzata nel nostro paese. Certo, non sempre è possibile la mediazione, a volte bisogna accontentarsi di aprire un dialogo avendo chiaro l’obiettivo che è la centralità della persona. Tuttavia le piccole e le grandi storie di ordinaria riparazione delle ferite testimoniano attraverso strade impensabili, che la cultura della giustizia riparativa è l’unico e vero antidoto alla vendetta e all’oblio. È il tema imprescindibile della pace perché guarda alla ricomposizione dei legami spezzati.

don Renzo Beghini 

 

UNA SCUOLA INNOVATIVA

Quando Papa Leone XIV ha detto che “per fare la pace, ci vogliono istituzioni di pace”, ho subito pensato alla nostra Scuola di Pace e Nonviolenza, promossa dal Vescovo Domenico su richiesta di Papa Francesco durante la sua partecipazione all’Arena di pace del 2024.

Certo, la nostra Scuola è una piccola istituzione, ancora in evoluzione, ma ha delle peculiarità innovative che la rendono un’esperienza pilota. L’attenzione posta sul “metodo della nonviolenza”, sullo studio del suo pensiero, della storia, delle tecniche, è un’aggiunta necessaria e decisiva al percorso formativo sviluppato in questi due anni. 

Anche la Summer School è un di più che la Scuola offre ai corsisti. L’anno scorso siamo andati in Lituania, a Vilnius, per conoscere l’attività umanitaria e politica di chi sostiene i profughi (in particolare obiettori di coscienza all’esercito di Lukashenko) che fuggono dalla Bielorussia e arrivano in Europa per cercare accoglienza e diritti di cittadinanza. Ne è nato un progetto che stiamo portando avanti con altre realtà europee.

Quest’anno la Summer School ha in programma un viaggio-studio in Bosnia, a Srebrenica, Tuzla, Sarajevo, per incontrare chi lavora sulla giustizia riparativa e sulla memoria condivisa, dopo una guerra lacerante e sanguinosa.

Alla fine di ogni anno accademico i corsisti preparano un elaborato, individuale o collettivo, sui temi delle materie affrontate nei moduli di studio. Alcuni titoli delle tesine presentate e discusse l’anno scorso sono esemplificativi dell’ampiezza degli argomenti trattati: sul conflitto tra sviluppo e sostenibilità nei casi delle smart city di Venezia e Trento; sul conflitto etnico in Sri Lanka e in quello tibetano-cinese, sulla giustizia riparativa in Sudafrica e Colombia che trasforma il conflitto, sui valori e l’attualità del Servizio Civile; sulle manifestazioni razziste e xenofobe per la remigrazione.

La Scuola di Verona sta diventando sempre più un punto di riferimento per una formazione ed educazione alla pace disarmata. Come indicato nella nota pastorale della CEI è indispensabile formare le coscienze delle comunità per apprendere la nonviolenza.

Massimo Valpiana

Movimento Nonviolento

 

LA FORZA IMPREVEDIBILE DELL’ESEMPIO

Cosa ti ha spinto ad iscriverti alla Scuola di Pace e Nonviolenza? 

Lontana dal mondo dell’attivismo, mi sono iscritta nella fiducia di incontrare associazioni e persone già all’opera, e mettermi al loro servizio. “La tua causa è anche la mia: cosa posso fare per te, come posso sostenere il tuo progetto?” è la domanda che avevo dentro, quando mi sono iscritta, due anni fa. 

Se dovessi descrivere l’atmosfera della Scuola a chi non la conosce, cosa gli diresti?

Si respira a pieno l’atmosfera della Scuola durante gli incontri residenziali, quando ci si incontra di persona. Il luogo che ci ospita (Casa di accoglienza Gesù Maestro) è di una bellezza straordinaria. Un sentimento di vicinanza caratterizza tutte le lezioni, agevolando un dialogo aperto, reso particolarmente fecondo dalla eterogeneità dei corsisti.

Qual è stato il modulo o l’incontro che più ti ha interessata? 

​Tutti i moduli sono stati per me di grande interesse e stimolo; scelgo qui il modulo dedicato all’economia, perché, predominante com’è oggi sulla dimensione culturale-spirituale e sulla dimensione politico-giuridica, richiede urgentemente di essere rifondata (o riscoperta nelle sue fondamenta comunitarie) e riorientata.

C’è un concetto o una pratica specifica che senti di aver fatto veramente tuo?

Questa domanda mi dà occasione di ricordare una persona fondamentale nella storia della pace e della nonviolenza: Alexander Langer. È stato così lungimirante con il pensiero, che le sue parole continuano a vibrare forti anche oggi, e a destare in coscienza chiunque abbia a cuore il Creato. Ho accolto e messo in pratica il suo invito ad una vita più semplice, che consumi poco, e più in generale a utilizzare la lente della sostenibilità prima di compiere i gesti di ogni giorno. “Se tanti altri replicassero le mie scelte, come cambierebbe il mondo?” è una domanda che svela il potere del singolo e la forza imprevedibile dell’esempio, in una società ipercomplessa come quella attuale. Ho sperimentato che quando il principio di responsabilità individuale e la consapevolezza del potere di tutti diventano coraggio nelle scelte quotidiane, si sente la pace dentro, e dunque si costruisce un pezzetto di pace in più anche fuori.

Intervista a Gabriella Lisi, corsista, biografa e counselor

Link Utili

Università Cattolica del Sacro Cuore
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Verona Fedele
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Studio Teologico San Zeno
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Chiesa di Verona

Informazioni

Il Presidente - Don Renzo
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Organismo di Formazione Accreditato dalla Regione del Veneto (Odf)
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Contatti

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